| I BERSAGLIERI SUI LUOGHI DELLA GRANDE GUERRA
I Bersaglieri di Pordenone hanno voluto ripercorrere gli itinerari della Grande Guerra recandosi sui luoghi dove realmente fu combattuta e dove oggi sono conservati preziosi ricordi di quei lunghissimi e tragici mesi che vanno dal 24 maggio 1915 (giorno in cui fu firmata la dichiarazione di guerra nei confronti dell’impero austriaco da parte del Presidente del Consiglio Salandra) al 24 ottobre 1917 (disfatta di Caporetto) con in mezzo le 12 “Battaglie dell’Isonzo”. Ed ancora, la successivastrenua ma inutiledifesa sul Monte di Ragogna, lungo il fiume Tagliamento in piena, e quindi sulle rive del fiume Piave.
E’ stata una giornata indimenticabile, che i Soci e i Familiari della Sezione Bersaglieri “MM. OO. Fratelli De Carli” hanno vissuto con viva passione, partecipazione e commozione.
Sono partiti di buon’ora con un pullman alla volta del Museo della Grande Guerra di Caporetto. Il Direttore, contattato precedentemente, li attendeva ed in perfetto italianoli ha guidati attraverso le sale colme di reperti, immagini, ricordi di ogni tipo. Con l’ausilio di un enorme plastico e con la dettagliata descrizione del Direttore, hanno potuto rivivere le fasi delle prime 11 battaglie dell’Isonzo che permisero ai soldati italiani in due anni la conquista di Gorizia edell’altopiano della Bainsizza, durante una guerra di posizione che costò un alto prezzo in vite umane: 300.000 soldati morti.
Lo spostamento di ingenti forze tedesche dal dismesso fronte russo permise la costituzione della 14^ armata su 15 divisioni al comando del generale von Below. La mattina del 24 ottobre l’attacco con nuove strategie d’infiltrazione e gas asfissiantisul fronte italiano nel settore dell’alto Isonzo tra Plezzo e Tolmino colse di sorpresa l’esercito italiano comandato dal Generale Cadorna che, solo due giorni prima, aveva portato in quei luoghi il Re rassicurandolo della tranquillità di quel fronte.
La visione di un filmato d’epoca ha quindi concluso la visita in quel museo risultata peraltro raccontata con assoluta obiettività.
A seguire, a piedi, i Fanti Piumati sono saliti al Sacrario Militare Italiano dove sono sepolti 7014 salme di soldati italiani e deporre un mazzo di fiori nella soprastante Chiesa di sant’Antonio.
Rientrati in Italia sono stati accolti da Marco Pascoli, responsabile del Museo della Grande Guerra di Ragogna. Un personaggio eccezionale, fortemente motivato alla Storia per una passione innata: già a cinque anni infatti aveva rinvenuto in un anfratto del posto un elmetto ed una scarpa appartenuti ad uno dei tanti soldati che avevano combattuto in quei luoghi durante la Prima guerra mondiale. Accompagnati da questo illustre “cicerone”, i Bersaglieri veteranisono saliti sul Monte di Ragogna ed hanno ripercorso sentieri tra i boschi , visitato casematte e caverne ormai abbandonate, scesi nelle trincee ancora presenti ma che nei primi anni del 1900 erano stati i luoghi dove furono combattute aspre battaglie e contribuito a difendere il territorio a ridosso del fiume Tagliamento. Hanno voluto rivivere per una volta quei tragici momenti, dove il combattimento era di uomo contro uomo con assalti alla baionetta, scendendo ancora in quelle trincee, a volte appena accennate, o posando i piedi su quei basamenti in cemento dove, all’epoca, erano schierati i potenti cannoni da 149 G, armi importanti per quei tempi.
Successivamente sono giunti accompagnati al Museo della Guerra di Ragogna e accolti dalla Signora Pascoli, madre di Marco che, con ineguagliabile passione e con l’ausilio di un plastico, ha fatto rivivere la cruenta quanto vana battaglia che infuriò sul fiume Tagliamento che vide fronteggiarsi 4000 soldati italiani e 25.000 soldati austro-tedeschi, al termine della quale, fatti prigionieri, ricevettero gli onori delle armi da parte del Comandante tedesco per il coraggio dimostrato.
Un anno dopo la disfatta di Caporetto l’esercito italiano sferrò un’offensiva sul fronte del Piave e vinse nella decisiva battaglia di Vittorio Veneto che sancì il crollo dell’impero austriaco. I Bersaglieri il 3 novembre entrarono a Trieste e anche Trento veniva liberata. Il 4 novembre fu firmato l’armistizio che pose fine alla guerra.
I costi al Paese furono altissimi: erano stati mobilitati 5.615.000 soldati; i morti furono 650.000, i feriti 947.000, i dispersi 600.000.
Una considerazione è sorta spontanea tra i partecipanti: questi luoghi e questi Musei dovrebbero avere un maggior numero di visitatori affinchè ognuno si renda conto delle atrocità della guerra e che non si ripetino gli stessi errori.
Bers. Col. (ris.) Alfredo IMBIMBO |