ASSOCIAZIONE NAZIONALE BERSAGLIERI - PORDENONE
Sezione “MM.OO. Fratelli De Carli”……dal 1907

             

LA STORIA DEI BERSAGLIERI

(La vera storia vissuta dai nostri Bersaglieri)

(1) Memorie di un Bersagliere (di Flavio Silvestrin)

(2) L'entrata dei Bersaglieri a Trieste, ottobre 1954 (del Gen. Gr. Uff. BIANCHI dottor Antonio)

(3) Figure da ricordare, già dell'8° rgt. bersaglieri (del Gen. Gr. Uff. BIANCHI dottor Antonio) 

 

 

(1) MEMORIE DI UN BERSAGLIERE A 50 ANNI DAL CONGEDO

                          (Bersagliere Serg. Flavio Silvestrin)

 

     

Prima di ricevere la fatidica “cartolina precetto” per il servizio militare, un amico che era già passato prima, mi consigliò, avendone i requisiti, di fare domanda per il Corso Sottufficiali di Complemento (A.S.C.), cosa che feci e che mi fu accettata.

Correva l’anno 1960 ed ebbi la fortuna, grazie al mio lavoro, di conoscere il Gen. Silvio Simeoni, uomo tutto d’un pezzo, Bersagliere nato e che portava le mostrine cremisi sotto il colletto della camicia.

Mi convocò al Distretto Militare di Treviso del quale era Comandante e mi consegnò una busta chiusa da consegnare al Col. Veronesi, Comandante del Distretto Militare di Verona, dove avrei dovuto effettuare i tre giorni di selezione per l’ammissione al corso successivo.

Quando detto Colonnello, chiamato il Subalterno con la mia cartolina personale, mi chiese come conoscevo il Generale Simeoni, il colloquio diventò disteso e sereno. Lo vidi con stupore cancellare dalla cartella la scritta ALPINI e con analogo timbro rosso scrivere BERSAGLIERI. “Ti chiedo un piccolo sacrificio” disse “un amico di Simeoni va accontentato, ti mando per sei mesi alla Scuola Truppe Corazzate di Caserta e poi, al termine del Corso, andrai all’8° Reggimento Bersaglieri di Pordenone”. Non potevo crederci, mi sembrava una favola, un sogno che stava per diventare realtà; aggiunse prima del commiato “comportati bene e la promessa sarà mantenuta”.

Giunsi a Caserta nel pomeriggio inoltrato dell’8 maggio 1960 alla Caserma “Amico” e fui assegnato alla 4^ Compagnia – II° plotone con l’incarico di Capo carro M24, il carro leggero del plotone esploratori, con 9 bersaglieri, 10 carristi, 8 lancieri ed altre specialità che non ricordo.

Fu subito un impatto “feroce”: ferrea disciplina con il Capitano Gambardella, Comandante di Compagnia che, a mio avviso, odiava i raccomandati.

Dopo la vestizione ufficiale, con il corredo consegnatomi dal Mar. Varsavia, una mattina dopo colazione, mi venne a cercare l’Ufficiale di Picchetto, Sten. Morini, dicendomi che il Comandante della Scuola mi voleva parlare; si trattava del gen. Andreani, che poi ho saputo essere un intimo amico del Gen. Simeoni.

Ho provato un’emozione unica: salendo le scale della palazzina Comando, posta sull’androne principale, mi tremavano le gambe e non solo.

Al cospetto di questo “grande” personaggio e sempre sull’attenti, risposi alle chiare domande con tranquillità e pacatezza. L’emozione ormai era sparita, mi sentivo sereno dopo l’ultima frase pronunciata dal Comandante: “Allievo, comportati bene e sarai del grande 8° di Pordenone”.

Ripresi con serenità la vita che tutti i giorni della caserma ti impone; affrontai il Corso (17° per inciso) convinto che quella promessa stava, giorno dopo giorno, per diventare realtà. Caserta-Persano-S.Eufemia Lamezia-Eboli-Battipaglia queste le tappe di quei lunghi sei mesi che non passavano mai; una unica licenza breve, dopo aver dipinto nelle ore di riposo tutti gli infissi della camerata con i materiali consegnatimi del Mar. Losito del Minuto Mantenimento.

La mente mirava sempre al traguardo finale: arrivare alla fine al grande 8°!

Il 30 ottobre 1960, schierati sul piazzale antistante la nostra Compagnia, la chiamata per l’assegnazione definitiva ai vari Reggimenti mentre nel frattempo ero diventato Caporal Maggiore.

Il Cap.Gambardella mi chiamò per ultimo - aveva voluto fino in fondo farmi soffrire -   

e con in mano ormai un unico foglio di via pronunciò queste precise parole: “C.M. Flavio Silvestrin 8° Bersaglieri Pordenone, raccomandato di ferro, figlio di ………..”

Per la cronaca ero risultato 4° del Corso composto da 1200 Allievi.

Per dignità personale ho trattenuto a stento le lacrime; mi sono in compenso sfogato non appena sono salito a bordo della “tradotta militare” che da Caserta avrebbe portato al Reggimento di Pordenone il sottoscritto e altri 21 Allievi di diverse Regioni, coronando il sogno.

L’impatto con la Caserma “F. Martelli” fu dei più felici, quasi me lo fossi aspettato e non sapevo il perché; trovai addirittura la branda pronta con accanto un simbolico “gavettone” che, però, non mi fu mai versato…..ero diventato Capo-camerata.

Fui assegnato alla compagnia Comando del Ten. Campetti, del 3°Battaglione. Anche in questo caso fui chiamato dal Comandante, il Col. Todaro per le solite raccomandazioni di rito.

Il 30 aprile del 1961, la consegna dei gradi di Sergente  con una mega festa al Circolo Sottufficiali dove pagammo l’ingresso con bicchierate di vario tipo agli “anziani”.

Dodici mesi all’8°….il mio sogno: a casa, vicino ai miei Cari, alla mia ragazza che non ho mai lasciato; dodici mesi vissuti comunque intensamente con tutto quello che ne concerneva: campi, manovre, la corsa reggimentale al sabato, Fanfara in centro diretta dall’indimenticato Mar. Luigi Imelio.

Casello di quota 64, Croce del Venchiaruzzo, Capo Teulada.

Dalla Cp. Cdo/3° dell’allora compianto Ten Franco Gozzoli, subentrato al Ten Campetti, fui trasferito alla Compagnia Comando Reggimentale di un altro fantastico personaggio: il Cap. Nazzareno Pancotti; chi lo ha conosciuto potrà capire a cosa mi riferisco.

Il 30 ottobre 1961 finalmente il “congedo”. Ho varcato per l’ultima volta il cancello della caserma “Martelli” in divisa, salutando l’Ufficiale di Picchetto ed il Sottufficiale d’Ispezione con una calorosa stretta di mano in un pomeriggio solare, caldo di emozioni vissute, ma conscio di aver fatto il mio dovere fino in fondo (mai un giorno di punizione, nonostante fossi “raccomandato di ferro”).

Cordiali saluti bersagliereschi

                                                                                      Bersagliere Flavio Silvestrin

 

 

(2) L'entrata dei Bersaglieri a Trieste, ottobre 1954 (del Gen. Gr. Uff. BIANCHI dr. Antonio)

  
  
  
  

                                                        

 

(3) FIGURE DA RICORDARE, già dell'8° rgt. Bersaglieri (del Gen. Gr. Uff. BIANCHI dr. Antonio)

                                                                           FIGURE DA RICORDARE

                                                   GIA’ DELL’8° REGGIMENTO BERSAGLIERI

 

                                             

                                                                (nella foto, com’era l’ingresso).

  

Tempo addietro, nella rivista “I Bersaglieri”, ho avuto la gradita sorpresa di vedere la foto del Col. Catello Arivella accompagnata da un commento di un inserzionista “anonimo”. Devo dire che la descrizione che se ne fa è quanto mai precisa. Su di lui, se mi è consentito, vorrei solo aggiungere due cose. Destinato al Deposito Ariete in Sacile, si era candidato alle politiche ma, non è stato molto fortunato. Ricordo di questo collega una cosa simpatica. Negli anni ’50 era vietato sostituirsi ai conduttori degli automezzi, ma lui non ne voleva sapere. Sistematicamente, estrometteva l’autista assegnatogli e altrettanto sistematicamente, partiva con la “Campagnola”, ingranando la terza. Come ci riuscisse, rimane un rebus.

Il mio intervento però, oltre che per complimentarmi per colui che ha scritto sul Col. Catella, il cui contenuto mi ha riportato indietro nel tempo, vale a dire agli anni della gioventù, vorrebbe mettere in evidenza come negli anni cinquanta, al comando del V/8° rgt.b., alternandosi tra di loro, ci fossero altri Ufficiali dotati di notevole calore umano. Sapevano gestire l’azione di comando con grande capacità, nonostante che le norme in vigore fossero decisamente drastiche, piuttosto dure da applicare e da subire, norme che non ammettevano deroghe. Basterebbe ricordare quelle contenute nel “Regolamento di disciplina militare” in vigore all’epoca.

Poiché ritengo che ricordare Bersaglieri con caratteristiche particolari non solo sia giusto, ma può servire come esempio per le generazioni meno anziane oltre che destare interesse storico per le piccole grandi cose che contribuiscono a delineare le caratteristiche dell’ 8°, vorrei  ricordare qualche altro Bersagliere di cui mantenere vivo il ricordo.

Prima di Arivella, il battaglione era comandato dall’allora Maggiore Ivo De Lorenzis, anche lui transitato al Deposito Ariete prima del collocamento in ausiliaria e anche lui dotato di profonda umanità. Le foto, lo ritraggono in uniforme  inserito nella sz ANB di  Trieste, nella quale si nota anche  mio padre Cav. Valentino Bianchi, , allora Presidente provinciale ANB di Udine (primo  da dx, con cappotto scuro) .

 

    

 

 Altro personaggio molto umano, sempre sereno e gioviale, era il Ten.Col. Danilo LORUSSO, venuto all’8° proveniente da Treviso, città dove poi è ritornato dopo aver soddisfatto al periodo di comando. Purtroppo non sono più tra noi ormai da tanti anni. Sono convinto tuttavia,  che dai “vecchi Bersaglieri dell’8°”, non siano stati affatto dimenticati.

C’è poi un altro comandante di battaglione su cui desidero dire qualcosa, il quale nonostante sia ultranovantenne, è persona efficientissima e valida e con la quale, qualche tempo addietro, ho avuto il piacere di uno scambio epistolare alquanto gratificante. Intendo parlare dell’allora Magg. Matteo Marciano, persone seria, carismatica e profondamente umana nonostante un’ apparente severità nel porsi verso i diretti collaboratori. Mi piace evidenziare che il Gen.CA( to)  Matteo Marciano, combattente in Russia, a detta dei suoi compagni di prigionia, si comportò sempre valorosamente e senza cedimenti di sorta. Probabilmente per questo i Russi hanno ritardato il suo rientro in Patria alla fine delle ostilità (sempreché non abbiano tentato come anche per qualche altro ufficiale, di non farlo rientrare per niente).  Mi è stato riferito tra l’altro che, il Gen. Marciano, a Redipuglia, volle personalmente “montare la guardia”, vegliare cioè sui resti mortali del suo attendente che ritornava a casa dalla Russia, fino alla tumulazione dell’urna nel tempio di Cargnacco.

 Questi sono Bersaglieri da onorare e da non dimenticare così come sicuramente sono rimasti vivi nel ricordo alcuni Comandanti di Reggimento tra i quali  un vero signore quale era Giovanni Verando (anni 51/53). Quindi  il validissimo bersagliere pentatleta Umberto De Martino dal portamento alquanto elegante (nelle prime due foto,  passa in rassegna il Reggimento unitamente ad un Ammiraglio americano. Polcenigo, campo d’arma. Anno 1953; nella terza, il gruppo Bandiera con alfiere il Ten. Bertolazzi e l’A.M. in I^, Cap. Bona. In secondo piano, l’alto ufficiale americano), nella quarta, l’Ammiraglio americano, nel palco, unitamente ai generali italiani).

           

 

 .

         

 

                                                      

 

 

Senza nulla togliere ad altri notevoli ufficiali dell’ 8*, credo però che un ricordo affettuoso lo meriti il Bersagliere per antonomasia  Silvio Simeoni. Dopo aver svolto all’8° l’incarico di Vice Comandante e di Relatore per anni, unico caso noto, non solo ne è divenuto il Comandante, ma al termine del periodo di comando del grande 8°, è stato destinato a comandare il  CARTC di Avellino dove lasciò un bellissimo ricordo.

Per quanto ha tratto con il Col. Simeoni, lasciatemi raccontare un paio di aneddoti. Negli anni cinquanta, tutto era incentrato al risparmio. Spegnere la luce quando non servisse, era  dovere di tutti. Quotidianamente  venivano effettuate le letture dei contatori e se sforavano, la colpa era dell’ufficiale di picchetto che subiva le relative conseguenze. Ma il freddo allora durante l’inverno era tanto e il riscaldamento nelle camerate e nelle stanzette destinate ai sottufficiali, inesistente. Saltavano fuori le stufette, severamente avversate e combattute da Silvio Simeoni in funzione di Relatore. Se già trovare una lampadina accesa di giorno costituiva un’imperdonabile violazione, figuriamoci l’uso di stufette elettriche. Un giorno ne scoprì una piazzata nella stanza dove alloggiavo assieme ad altri due colleghi. Cazziatone e punizione al proprietario (che non ero io). Forte del fatto che  eccezionalmente potevo accedere nel suo ufficio senza seguire la via gerarchica in quanto vicecapo della fanfara reggimentale (oltre capo squadra fucilieri nella 6^/V/8°),  mi sono recato da lui e  subito ricevuto.  In tale circostanza gli facevo notare  che secondo me, la punizione inflitta al mio collega non era  giusta perché, se era vero che egli era il proprietario dell’ elettrodomestico, io però ero il più anziano di grado e in tale veste, sarei stato tenuto ad impedirne l’utilizzo nella cameretta. Quindi, che  la punizione doveva essere inflitta a  me. Rimase un po’ a fissarmi visibilmente impressionato da quanto ebbi a dichiarare (e mi sembrava anche soddisfatto). Va bene, commentò, giusto, stai punito ed inoltre, ti addebito duemila lire per consumo non autorizzato di energia elettrica. Duemila lire, riferite ad uno stipendio mensile di diciottomila, proprio poche non erano.

L’Ufficio Amministrazione registrò l’addebito a mio carico. Quasi contemporaneamente però, dal  Col. Simeoni, venni proposto per un premio in denaro, dello stesso importo. La motivazione mi è ignota.

Quanto segue, secondo me è gustoso.

Un giorno mi trovavo all’ingresso della palazzina sede del XII btg., il Col. Simeoni attorniato da una schiera di ufficiali stava entrando e un bersagliere isolato s’incamminava salendo le scale.

Bersagliere !, tuona il Colonnello, fammi vedere come saluti . Il militare si ferma, scatta sugli attenti e saluta. “Bene, bravo, vai !”, dice Simeoni e fa per riprendere il cammino.

Il Bersagliere però, saliti alcuni gradini delle scale si rigira verso il Colonnello e gli dice: “ Signor Colonnello, mi fai vedere come saluti tu?”. Simeoni, senza fiatare, si sbatte sull’attenti e saluta. Il Bersagliere, probabilmente  meravigliato dall’energia notata nel suo colonnello non proprio giovanissimo, nell’assumere la posizione di saluto, esclama: “Ammazza signor colonnello, lo sai che ti facevo più imbranato !”,  Non vi dico le grasse, interminabili risate di Silvio Simeoni, che le concluse dicendo all’Aiutante Maggiore: “Fagli dare subito cinque giorni di licenza con viaggio pagato”. Ora, oggi queste cose fanno sorridere, appaiono alquanto patetiche, forse per taluni assurgono a mere sciocchezze. Allora non era così, ve l’assicuro: altri tempi.

Ci sarebbero tanti altri personaggi da indicare come Bersaglieri DOC, da ricordare, anche tra i Sottufficiali, ma ci sono dei limiti di spazio, dei quali è necessario tenere conto. Perciò, ne citerò ancora un solo, un  Comandante di Reggimento, l’ultimo cui sono stato alle dipendenze prima di venir trasferito alla D.cor.”Centauro” col grado di Sottotenente.

Ho conosciuto il Col. Diego Vicini nel 1951, era tenente e comandava se non erro la 1^ compagnia del III/8°. Un gentiluomo. L’ho visto per l’ultima volta nel mese di giugno del 1965, quando, Comandante di Reggimento, nella riunione di saluto perché venivo trasferito,  mi disse: “Mi sono battuto per tenerti al reggimento anche da ufficiale  ma non ci sono riuscito. Magari mi avessero lasciato il Tenente Bianchi”. Detto da lui, era come ricevere un encomio.

“Tot capita, tot sententiae”, per cui mi appello all’indulgenza del lettore per eventuali errori, omissioni, opinioni non condivise o condivise in parte eccetera.

 

Sacile    27 novembre 2009                              Gen.Gr.Uff. BIANCHI  dott. Antonio

                           

 

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