| FIGURE DA RICORDARE
GIA’ DELL’8° REGGIMENTO BERSAGLIERI

(nella foto, com’era l’ingresso).
Tempo addietro, nella rivista “I Bersaglieri”, ho avuto la gradita sorpresa di vedere la foto del Col. Catello Arivella accompagnata da un commento di un inserzionista “anonimo”. Devo dire che la descrizione che se ne fa è quanto mai precisa. Su di lui, se mi è consentito, vorrei solo aggiungere due cose. Destinato al Deposito Ariete in Sacile, si era candidato alle politiche ma, non è stato molto fortunato. Ricordo di questo collega una cosa simpatica. Negli anni ’50 era vietato sostituirsi ai conduttori degli automezzi, ma lui non ne voleva sapere. Sistematicamente, estrometteva l’autista assegnatogli e altrettanto sistematicamente, partiva con la “Campagnola”, ingranando la terza. Come ci riuscisse, rimane un rebus.
Il mio intervento però, oltre che per complimentarmi per colui che ha scritto sul Col. Catella, il cui contenuto mi ha riportato indietro nel tempo, vale a dire agli anni della gioventù, vorrebbe mettere in evidenza come negli anni cinquanta, al comando del V/8° rgt.b., alternandosi tra di loro, ci fossero altri Ufficiali dotati di notevole calore umano. Sapevano gestire l’azione di comando con grande capacità, nonostante che le norme in vigore fossero decisamente drastiche, piuttosto dure da applicare e da subire, norme che non ammettevano deroghe. Basterebbe ricordare quelle contenute nel “Regolamento di disciplina militare” in vigore all’epoca.
Poiché ritengo che ricordare Bersaglieri con caratteristiche particolari non solo sia giusto, ma può servire come esempio per le generazioni meno anziane oltre che destare interesse storico per le piccole grandi cose che contribuiscono a delineare le caratteristiche dell’ 8°, vorrei ricordare qualche altro Bersagliere di cui mantenere vivo il ricordo.
Prima di Arivella, il battaglione era comandato dall’allora Maggiore Ivo De Lorenzis, anche lui transitato al Deposito Ariete prima del collocamento in ausiliaria e anche lui dotato di profonda umanità. Le foto, lo ritraggono in uniforme inserito nella sz ANB di Trieste, nella quale si nota anche mio padre Cav. Valentino Bianchi, , allora Presidente provinciale ANB di Udine (primo da dx, con cappotto scuro) .
Altro personaggio molto umano, sempre sereno e gioviale, era il Ten.Col. Danilo LORUSSO, venuto all’8° proveniente da Treviso, città dove poi è ritornato dopo aver soddisfatto al periodo di comando. Purtroppo non sono più tra noi ormai da tanti anni. Sono convinto tuttavia, che dai “vecchi Bersaglieri dell’8°”, non siano stati affatto dimenticati.
C’è poi un altro comandante di battaglione su cui desidero dire qualcosa, il quale nonostante sia ultranovantenne, è persona efficientissima e valida e con la quale, qualche tempo addietro, ho avuto il piacere di uno scambio epistolare alquanto gratificante. Intendo parlare dell’allora Magg. Matteo Marciano, persone seria, carismatica e profondamente umana nonostante un’ apparente severità nel porsi verso i diretti collaboratori. Mi piace evidenziare che il Gen.CA( to) Matteo Marciano, combattente in Russia, a detta dei suoi compagni di prigionia, si comportò sempre valorosamente e senza cedimenti di sorta. Probabilmente per questo i Russi hanno ritardato il suo rientro in Patria alla fine delle ostilità (sempreché non abbiano tentato come anche per qualche altro ufficiale, di non farlo rientrare per niente). Mi è stato riferito tra l’altro che, il Gen. Marciano, a Redipuglia, volle personalmente “montare la guardia”, vegliare cioè sui resti mortali del suo attendente che ritornava a casa dalla Russia, fino alla tumulazione dell’urna nel tempio di Cargnacco.
Questi sono Bersaglieri da onorare e da non dimenticare così come sicuramente sono rimasti vivi nel ricordo alcuni Comandanti di Reggimento tra i quali un vero signore quale era Giovanni Verando (anni 51/53). Quindi il validissimo bersagliere pentatleta Umberto De Martino dal portamento alquanto elegante (nelle prime due foto, passa in rassegna il Reggimento unitamente ad un Ammiraglio americano. Polcenigo, campo d’arma. Anno 1953; nella terza, il gruppo Bandiera con alfiere il Ten. Bertolazzi e l’A.M. in I^, Cap. Bona. In secondo piano, l’alto ufficiale americano), nella quarta, l’Ammiraglio americano, nel palco, unitamente ai generali italiani).
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Senza nulla togliere ad altri notevoli ufficiali dell’ 8*, credo però che un ricordo affettuoso lo meriti il Bersagliere per antonomasia Silvio Simeoni. Dopo aver svolto all’8° l’incarico di Vice Comandante e di Relatore per anni, unico caso noto, non solo ne è divenuto il Comandante, ma al termine del periodo di comando del grande 8°, è stato destinato a comandare il CARTC di Avellino dove lasciò un bellissimo ricordo.
Per quanto ha tratto con il Col. Simeoni, lasciatemi raccontare un paio di aneddoti. Negli anni cinquanta, tutto era incentrato al risparmio. Spegnere la luce quando non servisse, era dovere di tutti. Quotidianamente venivano effettuate le letture dei contatori e se sforavano, la colpa era dell’ufficiale di picchetto che subiva le relative conseguenze. Ma il freddo allora durante l’inverno era tanto e il riscaldamento nelle camerate e nelle stanzette destinate ai sottufficiali, inesistente. Saltavano fuori le stufette, severamente avversate e combattute da Silvio Simeoni in funzione di Relatore. Se già trovare una lampadina accesa di giorno costituiva un’imperdonabile violazione, figuriamoci l’uso di stufette elettriche. Un giorno ne scoprì una piazzata nella stanza dove alloggiavo assieme ad altri due colleghi. Cazziatone e punizione al proprietario (che non ero io). Forte del fatto che eccezionalmente potevo accedere nel suo ufficio senza seguire la via gerarchica in quanto vicecapo della fanfara reggimentale (oltre capo squadra fucilieri nella 6^/V/8°), mi sono recato da lui e subito ricevuto. In tale circostanza gli facevo notare che secondo me, la punizione inflitta al mio collega non era giusta perché, se era vero che egli era il proprietario dell’ elettrodomestico, io però ero il più anziano di grado e in tale veste, sarei stato tenuto ad impedirne l’utilizzo nella cameretta. Quindi, che la punizione doveva essere inflitta a me. Rimase un po’ a fissarmi visibilmente impressionato da quanto ebbi a dichiarare (e mi sembrava anche soddisfatto). Va bene, commentò, giusto, stai punito ed inoltre, ti addebito duemila lire per consumo non autorizzato di energia elettrica. Duemila lire, riferite ad uno stipendio mensile di diciottomila, proprio poche non erano.
L’Ufficio Amministrazione registrò l’addebito a mio carico. Quasi contemporaneamente però, dal Col. Simeoni, venni proposto per un premio in denaro, dello stesso importo. La motivazione mi è ignota.
Quanto segue, secondo me è gustoso.
Un giorno mi trovavo all’ingresso della palazzina sede del XII btg., il Col. Simeoni attorniato da una schiera di ufficiali stava entrando e un bersagliere isolato s’incamminava salendo le scale.
Bersagliere !, tuona il Colonnello, fammi vedere come saluti . Il militare si ferma, scatta sugli attenti e saluta. “Bene, bravo, vai !”, dice Simeoni e fa per riprendere il cammino.
Il Bersagliere però, saliti alcuni gradini delle scale si rigira verso il Colonnello e gli dice: “ Signor Colonnello, mi fai vedere come saluti tu?”. Simeoni, senza fiatare, si sbatte sull’attenti e saluta. Il Bersagliere, probabilmente meravigliato dall’energia notata nel suo colonnello non proprio giovanissimo, nell’assumere la posizione di saluto, esclama: “Ammazza signor colonnello, lo sai che ti facevo più imbranato !”, Non vi dico le grasse, interminabili risate di Silvio Simeoni, che le concluse dicendo all’Aiutante Maggiore: “Fagli dare subito cinque giorni di licenza con viaggio pagato”. Ora, oggi queste cose fanno sorridere, appaiono alquanto patetiche, forse per taluni assurgono a mere sciocchezze. Allora non era così, ve l’assicuro: altri tempi.
Ci sarebbero tanti altri personaggi da indicare come Bersaglieri DOC, da ricordare, anche tra i Sottufficiali, ma ci sono dei limiti di spazio, dei quali è necessario tenere conto. Perciò, ne citerò ancora un solo, un Comandante di Reggimento, l’ultimo cui sono stato alle dipendenze prima di venir trasferito alla D.cor.”Centauro” col grado di Sottotenente.
Ho conosciuto il Col. Diego Vicini nel 1951, era tenente e comandava se non erro la 1^ compagnia del III/8°. Un gentiluomo. L’ho visto per l’ultima volta nel mese di giugno del 1965, quando, Comandante di Reggimento, nella riunione di saluto perché venivo trasferito, mi disse: “Mi sono battuto per tenerti al reggimento anche da ufficiale ma non ci sono riuscito. Magari mi avessero lasciato il Tenente Bianchi”. Detto da lui, era come ricevere un encomio.
“Tot capita, tot sententiae”, per cui mi appello all’indulgenza del lettore per eventuali errori, omissioni, opinioni non condivise o condivise in parte eccetera.
Sacile 27 novembre 2009 Gen.Gr.Uff. BIANCHI dott. Antonio
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