59° RADUNO NAZIONALE BERSAGLIERI - TORINO (17/18/19 giugno 2011)

Con un puntiglioso ed intenso programma i Fanti Piumati del Noncello son partiti venerdì 17 per un tour organizzato per partecipare al 59° Raduno Nazionale dei Bersaglieri nella città che fu la prima capitale del Regno d’Italia: Torino. Dopo una sosta ad Arona, per veder la imponente statua di San Carlone, arrivo a Stresa per imbarcarci alla volta della stupenda isola Bella sul Lago Maggiore, di proprietà della Famiglia Borromeo. Un luogo incantato: un Palazzo dalle stanze ricoperte di stucchi e opere d'arte preziose, un parco curatissimo ricco di fiori di ogni specie con anche una coppia di bianchi pavoni; insomma uno scenario da favola. In serata arrivo all'hotel "Des Alpes" di Rosta di Rivoli (TO).
Un sabato dedicato alle visite delle principali bellezze della città già prenotate telefonicamente per tempo: il Museo egizio, con una Guida veramente brava che ci ha fatto vivere un tuffo nel passato Egitto; dopo un ottimo pranzo al Ristorante Brek di piazza Solferino, anch'esso prenotato preventivamente, viaggio in pulman per raggiungere la collina di Superga, sotto la pioggia e una fastidiosa foschia che ci ha impedito di godere dello splendido paesaggio di Torino dall'alto. Visita alla Cripta con le tombe della famiglia Savoia con una Guida e successiva visita alla Cattedrale (altissima) dove il Parroco ce ne ha descritte le caratteristiche e invitato a visitare la cappella della Madonna e la stanza degli "ex voto". Al termine abbiamo percorso il perimetro esterno fino alla lapide che ricorda il luogo dove cadde l'aereo che trasportava i giocatori del "grande" Torino. Ritornati in città, passeggiata fino alla Mole Antonelliana e poi, passando davanti al Teatro Regio, raggiungimento di piazza Castello; abbiamo tentato invano di vedere la Sacra Sindone nell'apposito Museo ma era in atto una SS. Messa e pertanto erano vietate le visite. Rientrati all'hotel, dopo una ottima cena, una puntata a Rivoli per assistere al concerto della Fanfara di Pachino (TP).
Domenica il grande giorno. Sveglia alle 6.00 pronti per arrivare puntuali alle ore 8 in Piazza Vittorio Veneto, zona di ammassamento dove ci siamo inseriti nel punto di raccolta del Friuli Venezia Giulia, mentre le Signore si sono avviate lungo il percorso. Sono trascorse tre lunghe ore ma le più proficue in quanto si sono cercati tra gli schieramenti delle varie Regioni i commilitoni che non si vedevano da svariato tempo; molte le piacevoli emozioni che scaturivano dall’incontro di “amici” di vecchia data con cui si erano trascorsi tanti mesi di fraterna naja. Finalmente, schierati in testa allo Scaglione con le Sezioni del NORD, alle 11.45 l’agognato momento: al suono della Fanfara schierata in testa i Bersaglieri di Pordenone hanno cominciato a sfilare tra due ali di folla entusiasta ed appassionata, testimoni che l’Italia è unita e coesa degnamente rappresentata dagli sventolanti “tricolori” che ogni Bersagliere con fierezza innalzava. I Bersaglieri del Friuli, accompagnati dai suoni degli ottoni delle Fanfare, hanno continuato a sfilare con il simbolo dell’Unità d’Italia e dei suoi 150 anni di storia. Al passo di corsa, sfilando sotto la tribuna d’onore in piazza San Carlo dove erano le principali autorità, tra cui il Presidente Nazionale A.N.B. Gen. C. A. Benito Pochesci, il Gen. C.A. Vincenzo Lops Decano dei Bersaglieri in servizio, il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Giuseppe Valotto, i fieri Bersaglieri hanno “conquistato” Torino e terminando la propria corsa in Piazza C.L.N. dove è andato di scena il “rompete le righe”.
Di seguito le espressioni di una delle tante spettatrici che hanno assistito alla entusiasmante manifestazione: la Professoressa Maria Grazia Gargani “E’ stata una bellissima manifestazione di entusiasmo trascinante dove ognuno ha avuto uno stimolo per sentirsi “italiano”. Un italiano orgoglioso della sua storia, delle sue tradizioni che resistono a dispetto di ogni cambiamento sociale.
E’ stato commovente lo sguardo dei “veterani”, testimoni viventi della nostra storia che spesso i giovani dimenticano. Ho visto “grandi vecchi” che memori di storiche imprese avevano negli occhi l’orgogliosa dignità di una vita ricca di valori. Ho visto anche sfilare bambini inconsapevoli di rappresentare il nostro futuro, il futuro dell’Italia. Non c’era retorica, né esibizionismo né nostalgia, esaltazione di un passato ormai lontano. In ognuno di noi, attori e spettatori, c’era solo un solidale senso di appartenenza e condivisione del grande ideale: BERSAGLIERI simbolo dell’ITALIA”.
Col. (ris) Bers. Alfredo IMBIMBO
RASSEGNA STAMPA
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Gazzettino del 16 giugno

Messaggero Veneto del 20 giugno
Messaggero Veneto del 16 giugno |
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(da La Stampa di Torino del giorno 20 giugno 2011)
In centomila per i bersaglieri
Settanta fanfare mobilitate nelle vie e nelle piazze del centro
Tre ore di applausi sotto il sole per il gruppo storico arrivato a Torino dal Canada,
i reduci di Zara, Pola e Fiume, le truppe in Libano e Somalia. C’era anche il generale Sturchio, 102 anni, insignito della Croce di ferro da Rommel
TORINO
Tre ore sotto il sole, senza perdersi una fanfara. Giovani e meno giovani, mogli e mariti, con o senza bimbi al seguito: nessun segno di impazienza o scatti di insofferenza. Eccole lì le 100 mila persone che ieri mattina, stando alle stime, hanno applaudito i circa 30 mila bersaglieri mentre sfilavano da piazza Vittorio a piazza Cln. E chissà che un giorno qualcuno non riesca a decifrare le cause di una partecipazione che finora ha lasciato sbigottiti gli stessi radunisti.
Perchè se è vero che normalmente i raduni militari catalizzano grosse percentuali di pubblico, è altrettanto vero che Torino - città con una lunga tradizione militare e ampie caserme a delimitarne i corsi - reagisce con un supplemento di curiosità e partecipazione. Chiedete ai granatieri, agli alpini e ai cavalleggeri, che la sfilata se la sono già lasciata alle spalle. Domenica scorsa non si capacitavano nemmeno gli avieri. Ieri è stato Giuseppe Valotto, capo di stato maggiore dell’Esercito, a ribadire il concetto: «Questa città dimostra di avere un “ di più”». «Presenza eccezionale», rilancia il generale Ennio Betti, responsabile dell’Associazione nazionale Bersaglieri per.il.Settentrione.
In quel «di più» si riassume l’abbraccio che Torino ha riservato anche ai bersaglieri, pieni di orgoglio mentre sfilavano a passo di corsa con i grandi tricolori tenuti per i quattro capi, le medaglie conquistate in teatri di guerra vicini e lontani, le divise moderne e storiche perfettamente stirate. Insieme a loro, le compagne di una vita: dalle vecchie Gip lustrate a puntino alle «carriole», le biciclette pieghevoli straordinarie nella loro essenzialità. Presenti, tra le autorità, Antonio Saitta, il vicesindaco Dealessandri, l’assessore Porchietto, la senatrice Magda Negri.
Una settantina di fanfare provenienti dall’Italia e non solo hanno fatto risuonare le loro note per ogni dove: persino nelle stazioni del metrò, pieno all’inverosimile. Applausi per il gruppo storico dal Canada. Applausi per i reduci di Zara, Pola e Fiume, nomi che fanno ancora vibrare corde profonde. Applausi per i militari reduci dal Libano e dalla Somalia. Ma anche per il generale Sturchio, 102 anni portati con fierezza, insignito della Croce di ferro da Rommel.
In occasione del raduno è stato decorata con la medaglia d’oro al valor dell’Esercito la bandiera del 18° reggimento: il primo a entrare a Nassiriya, in Iraq. Sempre ieri, è stato presentato il nuovo basco nero del Corpo che da oggi sostituirà il «fez» cremisi. Non il cappello piumato: quello, per fortuna, resterà.
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